Esposizione Casa Pessina, Ligornetto, fino al 10 novembre 2024

Immagine: © Tonatiuh Ambrosetti
Fino al 10 novembre 2024 sarà possibile scoprire «Ti ho regalato un raggio di luce», un progetto di Tonatiuh Ambrosetti che riunisce un corpus eterogeneo di opere create tra il 2012 e il 2024. Nell’allestimento concepito per Casa Pessina l’artista pone in dialogo immagini fotografiche, disegni a china e una scultura, opere realizzate in momenti diversi e con tecniche diverse nate però dal comune desiderio di esplorare i poli entro i quali si colloca l’esperienza umana: il cosmo e l’inconscio, due vastità di cui ancora non si conoscono i confini e i cui parametri sono in continuo divenire. Le sembianze misurate ed essenziali delle opere presentate contrastano con il lirismo del titolo scelto dall’artista per questo progetto. Questa oscillazione si riflette anche nell’approccio formale tramite il quale Ambrosetti dà vita alle sue creazioni: a volte nascono d’istinto, quasi per gioco, in altri casi sono frutto di espedienti tecnici studiati con estrema precisione.
Formalmente alcuni di questi scatti richiamano alla mente le sperimentazioni di epoca modernista che esploravano il potenziale astratto del mezzo fotografico, altri evocano l’universo celeste e fenomeni astronomici. I disegni a china e la scultura completano le riflessioni evocate dalle fotografie riconducendole all’esperienza umana, alla dimensione emotiva che lega l’uomo al proprio inconscio e alla natura.
Come sottolinea Valeria Frei nel saggio pubblicato nel catalogo della mostra «i lavori riuniti in ‚Ti ho regalato un raggio di luce‘ raccontano di una ricerca in evoluzione, un percorso che sperimenta la materializzazione fotografica di cose che non si vedono, sensazioni e non materia. […] Nelle opere esposte viene esplorato un linguaggio in bilico tra astrazione e illusione visiva, da cui nascono immagini fotografiche non referenziali, in grado di registrare delle realtà ‚altre‘, esistenti ma mai isolate nel nostro campo visivo.»
L’artista
Tonatiuh Ambrosetti (1980) inizia a interessarsi alla pratica fotografica da autodidatta negli anni Novanta, documentando il particolare momento di sviluppo di una nuova controcultura che il Ticino conosce in quel periodo. Nel 2000 si trasferisce a Losanna dove diventa assistente del fotografo Igor Snider e inizia un percorso di formazione tecnica che lo porta a conseguire un diploma in fotografia all’ECAL di Losanna, scuola dove Ambrosetti ritorna a partire dal 2012 nelle vesti di insegnante.
La sua pratica artistica si muove su vari fronti privilegiando da un lato l’indagine del rapporto fra uomo e natura e dall’altro la ricerca attorno a un tipo di fotografia non-figurativa ispirata alle forme e al linguaggio dell’arte concreta. Nel suo lavoro Ambrosetti ha scelto di non ricorrere a tecniche fotografiche digitali e negli ultimi dieci anni ha ampliato il suo campo di ricerca alla scultura, all’incisione e al disegno.
Fra i principali spazi pubblici in cui ha esposto il suo lavoro figurano: Alt+1000, Rossinière (2008), Institut für Geschichte und Theorie der Architektur dell’ETH, Zurigo (2009), Royal Danish Academy of Fine Arts, Copenaghen (2011), Images Vevey (2014), Bâtiment d’Art Contemporain, Ginevra (2014), Musée des Arts Décoratifs, Parigi (2015), The Printspace, Londra (2016), Centre d’art Contemporain, Yverdon-les-Bain (2016), Château de Gruyères (2018), Officine Grandi Riparazioni, Torino (2020), Villa dei Cedri, Bellinzona (2020), Museo MAN, Nuoro (2023) e Musée des beaux-arts, Le Locle (2024).
cp
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Kommentare von Daniel Leutenegger